Alex Folla

Alex Folla - foto profilo - BAM Barozzi Art Management

Alex Folla – classe 1980 – si forma artisticamente all’accademia di Brera e si specializza all’accademia di Carrara seguendo i corsi di studio di Omar Galliani e Aron Demetz.
Parte fondamentale nello sviluppo del suo linguaggio espressivo lo ha proprio la frequentazione dell’accademia di di Brera, dove sotto la spinta fortemente informale dell’ambiente, si lascia contaminare in un primo tempo da esperimenti ed esperienze che esulano completamente dalla pittura. Nell’ambito accademico infatti, l’arte figurativa è demonizzata e osteggiata, a favore del linguaggio espressivo della prima parte del ‘900, che diventa arte istituzionale.

Dopo una prima fase di aderenza all’arte erroneamente definita “contemporanea”, Folla realizza che non avrebbe trovato, nei professori e nell’ambiente accademico in generale, nessuna delle risposte riguardanti il linguaggio pittorico verso il quale si sente naturalmente attratto. Si rivolge istintivamente quindi, verso il luogo dove può dialogare con quelli che riconosce come maestri effettivi; la pinacoteca di Brera. Qui instaura un rapporto di comunicazione che lo porterà poi a frequentare assiduamente i maggiori musei Italiani e stranieri, con una particolare attenzione verso la pittura secentesca, ubbidendo a una sorta di eco, di richiamo.

Folla vive questo iato tra il suo DNA profondamente pittorico e la sua formazione culturale decisamente pop; non rinnegando mai l’esperienza di Brera, ma anzi sottolineando come questa abbia svolto un ruolo importante, anzi salvifico nella maturazione del suo linguaggio espressivo.
Ciò gli ha permesso infatti, di eludere le regole rigide e autoreferenziali che si riscontrano spesso negli artisti che si rifanno alla pittura “classica” (altro termine improprio), lasciandolo libero di esercitare una commistione tra due mondi opposti con un atteggiamento tra il serio ed il faceto; come chi, innamorato di due filosofie-religioni opposte le osserva dall’esterno, senza lasciarsi imbrigliare in nessuna delle due fazioni. Atteggiamento che porta nella sua serie di lavori più rappresentativa, le agiografie dei santi e nel suo assunto: la sublime banalità del quotidiano.